Shindo Ryu: la scuola della via dello spirito


La Shindo Ryu è una scuola di arti marziali e filosofia orientale. Shindo Ryu significa letteralmente scuola o metodo (ryu) della via (do) del cuore, della mente e dello spirito (tutti significati dell’ideogramma shin).


La particolarità del metodo Shindo non è data dal fatto che offra un nuovo modo di vita, ma piuttosto che riporti tutti i suoi insegnamenti all’esperienza diretta che il bugeisha (colui che pratica le virtù marziali) compie nella pratica all’interno del dojo (sala d’allenamento).


L’interpretazione della scuola Shindo del termine “bujutsu” si riconduce ad un'opera cinese risalente al 120 d.C., in cui “bu” acquisisce il significato di “fermare la lancia”, quindi di sedare la violenza e ristabilire l’armonia. La traduzione originale di “bujutsu” viene trasformata quindi da “arte marziale” ad “arte di soppressione della violenza”, realizzando in tal modo il ritorno della disciplina alla dimensione umana o, più semplicemente, alla capacità degli uomini di evitare il conflitto.


In altri termini, il bujutsu della scuola Shindo non è semplicemente un’arte marziale, una tecnica da usare in competizione, un metodo di allenamento per rinvigorire il corpo o per conseguire la realizzazione per scopi personali, ma nel suo significato più vero il bujutsu rappresenta il principio della coesistenza pacifica tra gli uomini. Per questa ragione il suo ruolo diventa puramente difensivo e si concretizza nella formazione di uomini dotati di consapevolezza sociale e del senso critico necessario a correggere o prevenire i fattori di conflitto presenti nella società.
Sotto l’aspetto pratico la scuola Shindo pone l’accento su un armonico sviluppo del corpo, della mente e dello spirito dei praticanti affermando che per dare una risposta all’esigenza di realizzazione e di appagamento di ogni individuo, occorre soddisfare sia i bisogni spirituali che quelli materiali, coltivare sia gli aspetti interiori dell’arte che quelli esteriori. La realizzazione di questi presupposti dipende dallo sforzo di ciascuno verso il miglioramento della propria persona, lo sviluppo di migliori rapporti umani e l’evoluzione delle proprie abitudini.
In funzione di quanto detto sino ad ora, il metodo della scuola Shindo comprende un notevole corpo di insegnamenti che, nella loro realizzazione pratica, hanno assunto la forma di arte marziale per poter essere espressi attraverso l’azione.


Mon: il simbolo della scuola


“Mon” è il termine con cui si designavano i simboli e gli stemmi araldici dei clan e della grandi famiglie di bushi nel Giappone medievale. La scuola Shindo ha fatto propria questa tradizione creando un simbolo con cui identificarsi composto da quattro bastoni di legno incrociati fra loro, con in primo piano due pezzi di bambù che si fronteggiano. I bastoni in legno sullo sfondo si identificano con il significato che nella dottrina Shinto viene dato al “gorin” o al principio dei cinque elementi: “chi” la terra, “mizu” l’acqua, “hi” il fuoco, “kaze” il vento ed infine “ku” il vuoto.


In Giappone il “gorin” viene rappresentato tramite cinque figure geometriche sovrapposte che danno un’interpretazione della natura cosmica dell’uomo e dell’intero universo. Il gorin tradizionalmente raffigura la spina dorsale del praticante lungo il cui asse le energie ancestrali dell’uomo devono risalire fino alla sommità, permettendogli di accedere a quello stato sublime di realizzazione spirituale conosciuto come illuminazione (satori).


Il gorin ha quindi un’eccezionale ricchezza simbolica per chi pratica la Via della conoscenza. Era perciò naturale che il bujutsu della scuola Shindo assimilasse questa conoscenza, che è diventata una parte fondamentale della sua pratica e della sua filosofia.


Tutta l’evoluzione di un allievo del bujutsu, in effetti, deve avvenire secondo la struttura fisico-spirituale del gorin.


Le forme primitive ed elementari dell’uomo sono simboleggiate dal primo bastone che rappresenta la terra (chi), il corpo e le forze istintive ed animali dell’uomo. A questo livello il praticante si vede insegnare tutto ciò che è in rapporto con il suo ambiente circostante, si insiste molto sul rispetto delle forme e sui dettagli materiali. Questi elementi devono essere elevati e trasmutati per rendere l’uomo-animale più ricettivo ad altre forme di sensazioni e percezioni. Questa evoluzione verso il secondo elemento del gorin è possibile grazie all’allenamento fisico che viene praticato nel dojo.


Il secondo bastone si riconduce all’elemento dell’acqua (mizu). Esso è associato al ventre, dove si concentra gran parte dell’acqua del corpo. L’acqua rappresenta l’emozione ed il desiderio, nonché la capacità dell’individuo ad adattarsi alle situazioni della vita, proprio come i liquidi che si adattano al recipiente che li contiene.


Quando la natura emozionale viene purificata, le energie salgono un’altra volta, raggiungono il plesso solare e poi il cuore, simboleggiato da un’ulteriore bastone, rappresentazione del fuoco (hi). Questo è il simbolo puro della mente e dei pensieri che occorre impegnarsi a purificare tramite il fuoco dell’amore e del sacrificio, per poter così elevare ulteriormente il proprio spirito.


Successivamente le energie salgono dal cuore verso la gola, rappresentata dall’elemento vento (kaze). In questo stadio l’uomo diventa un creatore sui piani elevati della mente. Gli attributi spirituali del praticante vengono sviluppati ulteriormente integrandosi con l’essenza originale dei precedenti elementi.


Infine la totalità delle energie è sintetizzata nell’ultimo elemento: il vuoto (ku) rappresentato dallo spazio vuoto fra i quattro bastoni incrociati; in questo livello l’uomo fa l’esperienza del risveglio e della liberazione, acquisendo una conoscenza divina che trascende le semplici esperienze umane attraverso una più chiara visione capace di penetrare al di là dell’illusione del mondo circostante.


Un altro elemento fondamentale del mon della scuola Shindo è rappresentato dai due bambù che ritroviamo in primo piano rispetto al gorin. Questi ultimi sono la raffigurazione del principio della vasta e complessa dualità dello “In” e dello “Yo” (conosciuti in Cina e nel taoismo come "Yin" e "Yang").


La teoria dell’In e dello Yo è assai antica ed i filosofi cinesi e giapponesi se ne servivano per spiegare l’origine dell’universo. “Yo” indica il principio maschile, il positivo, la luce, il calore, l’aridità, la durezza, l’attività; mentre “In” rappresenta il principio femminile, il negativo, l’oscurità, il freddo, l’umidità, la morbidezza e la passività. Secondo il pensiero cino-giapponese tutti questi fenomeni dell’universo sono la risultante della combinazione e dell’interazione di In con Yo. I due principi sono inseparabili: In non può esistere senza Yo e Yo non può esistere senza In; inoltre entrambi non sono assoluti, ma vi è sempre una parte di In all’interno di Yo e viceversa.


Durante l’esecuzione delle tecniche del bujutsu e nel corso di un combattimento vi è un continuo alternarsi di In e Yo di cui bisogna imparare ad essere consapevoli. Il bugeisha mescola quindi durezza e cedevolezza, velocità e calma, espansività e capacità di contrarsi, vita e morte. Tralasciare una componente per focalizzarsi esclusivamente sull’altra significa distruggere l’ordine naturale delle cose, sia dentro se stessi sia nel mondo circostante. Per di più, la consapevolezza di come In e Yo interagiscono porta il praticante a confrontarsi con le dualità della sua stessa personalità conducendolo ad ottenere un maggiore equilibrio psicofisico.