Mokuroku: il programma tecnico


Nell’insieme delle discipline del bujutsu alcune arti marziali basano i propri principi tecnici su azioni morbide o difensive, altri stili esclusivamente su tecniche dure o offensive; il bujutsu della scuola Shindo è una combinazione di entrambi i tipi di tecnica; esso include più di 200 azioni a mani nude e oltre 30 forme di combattimento armato che comprendono tecniche sia morbide che dure, offrendo tutti i possibili strumenti di difesa per qualsiasi genere di situazione. Inoltre poiché l’efficacia delle tecniche dello Shindo Ryu non è determinata dalla forza di chi le applica, ma piuttosto dalla conoscenza e dall’applicazione pratica di principi razionali, scientifici e medici, con esse possono riuscire a difendersi efficacemente persone di qualsiasi età, sesso, struttura fisica e forza.


Per quanto il bujutsu comprenda principi sia di offesa che di difesa, essi sono riconducibili tutti ad un’applicazione difensiva in cui il praticante esegue la tecnica sempre dopo aver subito un’aggressione. E qui ritroviamo il principio così connaturato alla struttura del bujutsu, per cui la tecnica non va in alcun modo impiegata a fini di offesa.


Questa abitudine difensiva non diminuisce assolutamente l’efficacia della disciplina. Mentre si aspetta l’attacco dell’avversario, ci si può preparare sia psichicamente che mentalmente, si può osservare meglio chi si ha di fronte, si possono valutarne i punti deboli e scegliere la tecnica adatta da applicare. La massima efficacia si realizza quando si pensa prima in termini di difesa e solo in seguito di attacco. Così, ancora una volta, l’aspetto tecnico del bujutsu incarna l’inscindibilità di forza, giustizia e amore ed il suo obbiettivo non risiede tanto nella vittoria o nello sfoggio di potenza, ma nella difesa della vita, della giustizia, della legge e nell’armoniosa interazione tra gli uomini.


Gli insegnamenti del metodo Shindo fanno affidamento soltanto sulle potenzialità originarie dell’uomo e sulla sua capacità di concentrazione di corpo, mente e spirito. Assimilando e padroneggiando le tecniche del bujutsu, ognuno diviene maestro di se stesso.


Per “Bugei juhappo” si intendono le discipline e le materie praticate all’interno delle scuole di arti marziali tradizionali.
La scuola Shindo ha mantenuto questa metodologia di studio ed il suo programma si compone, come avveniva nelle scuole dell’antico Giappone, di diciotto arti tradizionali fra cui troviamo, per quanto riguarda le discipline disarmate: il kumiuchi (forma di combattimento a mani nude), lo yoroi kumiuchi (combattimento senz’armi con indosso l’armatura completa) e il kappojutsu (l’arte della rianimazione); per le arti del combattimento armato troviamo: lo yoroidoshijutsu (l’arte del pugnale e di altre armi corte utilizzate nel combattimento corpo a corpo), l’hojojutsu (l’arte dell’immobilizzare e legare l’avversario), il kenjutsu (l’arte della spada), lo iaijutsu (l’arte dell’estrazione della spada), il bojutsu (l’arte del bastone da combattimento), il kodachijutsu (l’arte della spada corta), il ryotojutsu (l’arte del combattimento con due spade), il naginatajutsu (l’arte del combattimento con l’alabarda), il sojutsu (l’arte della lancia) ed il kyujutsu (l’arte del tiro con l’arco); ed infine, per le arti marziali collaterali incontriamo: il taiso (l’arte della preparazione atletica), il suieijutsu (l’arte del nuoto), il bajutsu (l’arte dell’equitazione), lo shinobijutsu (l’arte dell’insinuarsi) ed il senjojutsu (l’arte della strategia bellica).


Per poter padroneggiare il bujutsu in tutte le sue forme, ci si deve allenare diligentemente, dai passi basilari fino ai più alti livelli di sviluppo psicofisico.
E’ importante iniziare la pratica imitando il maestro, per assimilare le tecniche fondamentali, poiché esse sono la base su cui poggeranno le successive conquiste. Solo dopo aver acquisito gli elementi essenziali, si potranno combinare tra loro le varie tecniche per crearne un’arte.
Infine dopo aver assimilato tutto quanto si è appreso, lo si potrà riadattare interpretandolo in modo personale, ma ciò è possibile esclusivamente dopo un lungo processo ripetitivo.


La padronanza del bujutsu richiede un’evoluzione molto simile a quella attraverso la quale ogni persona sviluppa naturalmente le proprie potenzialità. I gradini della pratica del bujutsu fanno comprendere come la realizzazione delle potenzialità umane non si consegua per ispirazione o sia una dote innata: essa è, al contrario, un processo cumulativo che dipende dallo sforzo, dalla disciplina, dalla costanza e dalla volontà dell’individuo.